diari di un hamburger 192-195

192

 

a quanto pare però quel ragazzo non trascorreva altrettanto tempo lì. a ogni modo lui e il vecchio avevano parlato diverse volte.

— già, dov’è che se ne stava di solito? — ha detto, sul volto un’espressione sofferente mentre cercava di ricordare.

alla fine ha scosso la testa.

— scusa, non mi viene proprio in mente. comunque perché t’interessa tanto?

— non fa niente.

— magari se me ne parli può darsi che qualcosa mi torni in mente. — ha insistito lui dando due colpetti leggeri a terra con il bastone.

già… in fondo che alternative avevo?

 

193

 

gli ho spiegato sinteticamente la situazione. sono stata rapida e precisa nel confezionare una risposta, proprio come quando preparavo un hamburger.

— eh? come? non ci ho capito niente! — ha protestato il vecchio.

— eeh?

voglio dire, in pratica… com’è che queste due persone sono collegate?

— sono fratello e sorella, — ho ripetuto.

— ma loro non l’hanno detto, no?

ho scosso la testa.

— in altre parole è solo una tua impressione.

ho annuito.

— inoltre pensi che il ragazzo che ho descritto e quello che hai incontrato siano la stessa persona.

ho annuito di nuovo.

il vecchio ha sembrato riflettere.

 

194

 

— è ora che mi avvii, — ha detto dopo un po’. — altrimenti mia moglie si arrabbia, capisci.

— okay.

— ti auguro di far pace con la tua amica. e di trovare… uhm…

— la salsa segreta.

— giusto.

— sono ancora un hamburger in fondo, — ho detto convinta.

il vecchio ha scosso la testa e si è allontanato.

eccomi di nuovo sola.

 

195

 

non sapevo che fare, così ogni tanto passavo davanti al fast food, come un cagnolino randagio.

il fast food e la panchina erano i miei due soli punti di riferimento. non avevo altro che mi legasse a rebecca.

quanto ai messaggi, era come immergere delle bottiglie nell’oceano, sperando che arrivassero a destinazione.

in effetti non avevo altra scelta che aspettare.

magari però avrei aspettato un anno… o magari dieci, o forse cinquanta, e alla fine non sarebbe cambiato nulla.

anche un hamburger muore di vecchiaia.

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