diari di un hamburger 184-187

184

 

autunno.

ormai sono trascorsi due mesi da quando ho visto rebecca l’ultima volta. il paesaggio fuori dal fast food è rimasto lo stesso.

eppure, in piedi di fronte alla vetrina, guardando fuori, riesco ad accorgermi della differenza.

è arrivato anche il momento di lasciare questo lavoro.

 

185

 

il mio ultimo turno ho cercato di assorbire tutto quello che potevo.

i suoni, gli odori, le parole, l’ordine del catalogo, i colori smaglianti. ero una spugna sul fondo del mare, e inghiottivo tutto quello che potevo.

chissà se un giorno questa esperienza mi sarebbe tornata utile?

 

186

 

“addio. mi mancherete anche voi.”

quando ero arrivata qui gli hamburger che scorrevano sul nastro mi sembravano tanti prigionieri diretti al patibolo, ma non lo penso più.

in fin dei conti anche loro se ne andranno molto presto.

raggiunte bocche e stomaci, uno dopo l’altro usciranno in strada, diretti chissà dove, per ricominciare come parte di qualcos’altro.

“è arrivato anche il mio momento.”

ho finito di incartare l’ultimo hamburger. l’ho lasciato scorrere sul nastro.

all’improvviso però ho sentito una fitta al petto. dal fondo della cucina ho seguito il percorso dell’hamburger sul nastro.

abbiamo attraversato insieme la cucina, per poi finire al punto di ritiro. una mia collega mi ha fatto: — devo portarlo subito di là.

— aspetta. posso portarlo io?

— eh? conciata così?

in effetti indossavo ancora il grembiule sporco da cucina.

— puoi darmi il tuo? per favore, — le ho chiesto.

— bah, è il tuo ultimo giorno, no? va bene, ma poi ridammelo, okay?

ho annuito.

dopo essermi cambiata ho portato di là l’ultimo hamburger.

 

187

 

ho dato da mangiare alle persone.

in questo periodo in pratica non ho fatto altro.

ho preparato hamburger, ho pulito la sala perché al loro arrivo splendesse, ho battuto ordini alla cassa, l’ho fatto in fretta perché non dovessero aspettare. ho ordinato le varie salse, cannucce, bicchieri di carta…

ho fatto parte di un organismo più grande di me. mi sono impegnata per farlo funzionare come si deve.

ora però è tutto finito.

ho consegnato il vassoio a una donna.

— buon appetito.

la mia attenzione però è tutta sull’hamburger. vorrei augurargli buona fortuna.

ma riesco solo a pensare: “buon viaggio”.

 

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