diari di un hamburger 176-179

176

 

ero distratta, e al corso di cucina non ho imparato nulla.

dopo la lezione sono uscita a passeggiare. ho camminato a lungo, tanto che quando mi sono guardata attorno non riconoscevo nessuno degli edifici che mi circondavano.

le luci della città… sembravano trasmettermi una specie di musica. in un certo senso.

è in quella musica che il ragazzo hamburger è tornato a camminare a fianco a me.

 

177

 

un treno è passato sopra di noi. i finestrini illuminati sono corsi via.

sembravano portare lontano una parte di me.

 

178

 

— un sacco di volte immaginavo di camminare al tuo fianco. era davvero forte, sai? era come galleggiare. — gli ho fatto dopo un po’.

— parlavamo di un sacco di cose, te lo ricordi? affrontavamo un sacco di argomenti…

— alla fine però non ti ho mai invitato in riva al mare. avrei voluto sfidarti a lanciare i sassi, farti vedere quant’ero brava.

— mi sarebbe piaciuto…

abbiamo continuato a camminare in silenzio.

per un po’ nessuno dei due ha detto niente. si sentiva solo il rumore del traffico.

— posso farti una domanda? — ho detto dopo un po’.

— certo, chiedi pure.

— com’è andata veramente? intendo quella volta.

— quella volta, eh? — ha risposto il ragazzo hamburger incrociando le braccia. — hmm, fammi pensare…

 

179

 

quella volta mi aveva invitata a trascorrere l’intervallo assieme a lui. ricordo che si era fatto avanti quando ero seduta al mio banco.

…ma era andata proprio così? non ci capivo più niente…

era stato lui a farsi avanti? o ero io a essermi alzata e averlo raggiunto?

avevo davvero trovato il coraggio dentro di me?

…e poi cos’era successo?

eravamo usciti dalla classe… il cuore mi batteva forte nel petto, avevo la testa leggera e non riuscivo a valutare bene la distanza fra le cose.

era come camminare in un sogno.

alla fine mi ero fermata. non trovavo più la forza di andare avanti. dopo qualche passo si era fermato anche lui.

tutti gli altri invece continuavano a camminare.

— tu mi piaci… davvero molto.

dopo un lungo silenzio avevo scelto quelle parole.

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