diari di un hamburger 160-163

160

 

— i bicchieri, io… non trovo le misure adatte.

ho parlato senza rendermene conto. le parole sono nate spontaneamente da qualche parte dentro di me.

— come? molto strano, ma sei sicura? — mi ha fatto il manager.

lentamente, ho annuito. lui si è grattato la fronte, appena sotto la visiera del berretto, con una penna.

— bah, andiamo a vedere questi bicchieri.

 

161

 

l’ho seguito senza fiatare. in effetti riuscivo a mala pena a respirare.

la pareti attorno a me pulsavano, mi sembrava di camminare galleggiando in un sogno.

era troppo tardi, ero stata scoperta. era tutto finito.

il mio lavoro, il mio sogno di scoprire la salsa segreta…

proprio adesso che ero così vicina, che era quasi a portata di mano.

se solo fossi riuscita a raggiungerla…

 

162

 

…già, un altro sogno irrealizzabile. evidentemente.

il manager si è avvicinato alla pila di bicchieri, indicandoli con la penna. poi si è allontanato di nuovo.

— hai controllato le scatole lì in fondo? — mi ha chiesto.

— eh?

— le scatole lì in fondo, — ha ripetuto accennando a un angolo della stanza. — a volte mettono i bicchieri delle bibite assieme a quelli del caffè.

— sì. infatti.

— hai controllato?

ho scosso la testa.

il manager è andato a controllare e infatti eccoli lì.

— però mi sembrava di avertelo detto, no? possibile che ti sia dimenticata, che sei sempre così precisa?

— non so cosa dire.

in effetti mi mancavano proprio le parole. per qualche istante è calato il silenzio.

— a proposito, perché uscivi dalla break room? — mi ha chiesto il manager.

 

163

 

già, perché uscivo dalla break room?

la saletta per gli impiegati era proprio di fronte all’ufficio, evidentemente credeva che fossi uscita da lì.

— io…

ho scosso la testa. cosa potevo dire?

— rebecca era lì, così ho chiesto a lei.

— rebecca era nella break room?

— sì, proprio così.

sapevo che in teoria sarebbe dovuta andare in bagno e tornare subito al lavoro.

sapevo anche quali sarebbero state le conseguenze di quelle parole, ma le avevo dette lo stesso.

— tu porta su i bicchieri, — mi ha detto uscendo. — dritta in cucina, stavolta.

— sissignore.

sono uscita dal magazzino. ho lanciato un occhiata al corridoio, ma non c’era nessuno.

chissà se rebecca aveva fatto in tempo a uscire?

sono tornata su…

One thought on “diari di un hamburger 160-163

  1. Il capro espiatorio perfetto: è Rebecca che confonde e fa perdere la consueta precisione… ma, del resto, lei è lì con un solo scopo. Meglio così: non avrà nemmeno bisogno di licenziarsi.

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