diari di un hamburger 152-155

152

 

abbiamo ricevuto entrambe il turno a notte fonda, durante il week-end.

— stanotte è la nostra occasione, — mi ha fatto rebecca. — sei pronta?

non potevo proprio dire di esserlo. ma non volevo neanche essere d’intralcio. mi sono limitata ad annuire.

 

153

 

“la calma prima della tempesta.”

non ho idea di chi abbia inventato questa espressione, ma aspettando la gente di ritorno dalla discoteca, non mi è venuto in mente niente di più adatto.

il locale è vuoto e silenzioso.

i pavimenti sono tirati a lucido.

i due addetti alla sicurezza srotolano il nastro di fronte al punto di ritiro.

sui touch screen le foto degli hamburger scorrono una dopo l’altra, invogliandoti all’acquisto.

nell’aria però si percepisce un lieve nervosismo: ha un che di elettrico.

i miei colleghi si danno da fare, senza fretta ma con un obiettivo ben preciso in mente.

chissà se i marinai che scrutano l’oceano provano lo stesso?

 

154

 

ecco la tempesta.

oggi mi hanno assegnata alle bibite, quindi non vedo quello che succede di là. ogni tanto sento degli schiamazzi. ma cerco di non farci caso.

la mia attenzione è assorbita dalle bibite: devo assicurarmi di seguire gli ordini che appaiono sul monitor.

la buona riuscita della serata dipende anche da me.

 

155

 

— inventati una scusa, — mi ha sussurrato rebecca.

si era avvicinata con una scusa qualunque, pulendosi le mani sul grembiule.

— eh? adesso?

il nastro trasportatore era intasato di panini, la cucina piena, gli allarmi delle friggitrici trillavano.

— sì. e sbrigati. ci becchiamo giù fra trenta secondi.

senza pensarci sono andata dal manager.

— servono ricambi dei bicchieri medi. anche quelli grandi.

— allora fa’ in fretta.

— sissignore.

ero riuscita a dire una cosa del genere solo perché in effetti i ricambi mancavano proprio.

ho sceso le scale, sono andata nel magazzino: di fronte a me si alzavano torri di bicchieri di carta.

— che stai facendo? dobbiamo muoverci.

rebecca si è affacciata alla porta, mi ha presa per mano e mi ha portata con sé.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s