diari di un hamburger 144-147

144

 

prima che mi scrivesse di nuovo è trascorsa una settimana intera.

so una cosetta o due. perché t’interessa tanto, caro il mio hamburger?

il messaggio era accompagnato dalla solita tonnellata di smile.

ho cercato di rispondere sinteticamente: per me era molto importante scoprire la formula della salsa segreta.

poi mi sono ricordata le sue parole: “i tuoi messaggi sembrano scritti da un robot”.

ho riletto il mio messaggio, più volte, da cima a fondo.

come renderlo più simile a ciò che avrebbe scritto un hamburger?

 

145

 

rebecca si è fatta viva qualche giorno dopo, mentre stavo spazzando il pavimento.

non mi aspettavo di vederla lì. il cuore ha cominciato a battermi forte nel petto.

era gioia? o solo nervosismo?

 

146

 

— non mi ricordo per niente dove sia quel posto. ma c’è un modo piuttosto semplice per scoprirlo, — ha detto sedendosi a un tavolo.

io, che temevo di trascurare i miei doveri, l’ascoltavo in piedi.

— basta entrare nell’ufficio dei manager. — ha continuato lei. — è in fondo al corridoio del piano inferiore. la password del tastierino è sempre la stessa.

— la password… del tastierino… — ho ripetuto meccanicamente.

— ascolta bene, sono stata in quell’ufficio decine di volte. la maggior parte erano lavate di capo. a ogni modo lo conosco come le mie tasche. il faldone che cerchi è proprio sullo scaffale sopra il monitor, dove vengono registrate le consegne di tutto il mese.

ho riflettuto su quelle informazioni. ma era tutto così improvviso che mi girava la testa.

il primo passo per ottenere la ricetta della salsa segreta era a portato di mano.

…allora perché ero ancora indecisa?

 

147

 

— mi spiace. non posso farlo, — ho detto scuotendo la testa.

perché ero così debole? perché non riuscivo a decidermi una volta per tutte? non era forse il mio sogno essere un hamburger delizioso? non era forse la salsa segreta l’unico modo per riuscirci?

— certo. naturalmente lo sapevo, — ha detto rebecca.

— eh?

— caro il mio hamburger, ormai ti conosco un pochino, — ha risposto scuotendo la testa. — ci andrò io, d’accordo? sono qui proprio per questo. dì un po’, non sei contenta di avermi di nuovo come collega?

— come collega?

niente da fare… troppe informazioni.

dopotutto ero solo un hamburger, mica un computer.

 

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