diari di un hamburger 132-135

132

 

— ah, adesso ho capito.

rebecca ha annuito un paio di volte rivolta a sé stessa.

— cos’è che hai capito?

— sai, ho sempre avuto l’impressione che fossi un po’ fissata con gli hamburger.

— davvero?

— magari non te ne sarai accorta, caro il mio hamburger, ma ti ho beccata parecchie volte a fissarmi in modo strano. pensavo che ce l’avessi con me, invece dopo un po’ ho avuto l’impressione che t’interessassi alla preparazione.

— ah… — una lampadina mi si è accesa nella mente. — sai, mi hanno messa alla piastra.

— eh? sul serio?

io ho annuito convinta. le ho raccontato di come mi avevano insegnato, di come me l’ero cavata i primi tempi…

era strano parlare così, naturalmente, con qualcuno. da quant’è che non succedeva?

 

133

 

— sai, penso spesso di trovarti a lavoro, come una volta — le ho detto dopo un po’ — è stato un colpo vederti di nuovo.

“mi batteva forte il cuore”, ho pensato.

— anch’io quando non avevo niente da fare mi dicevo “non è mica ora di andare al lavoro?” pensarci è automatico, sai. ma che vuoi farci? in fin dei conti non volevo davvero lavorare lì.

— e cosa volevi veramente?

— mah, chi lo sa?

rebecca ha lanciato un altro sasso nel fiume. è sparito con un piccolo plop.

 

134

 

volere qualcosa veramente.

avere un obiettivo preciso.

rincorrere un sogno.

chissà se si collegava in qualche modo a chi volevo essere io?

io volevo impadronirmi della salsa segreta. lo volevo veramente.

il mio obiettivo era quello di diventare un hamburger delizioso, a cui nessuno avrebbe potuto resistere.

il mio sogno era quello di essere amata da tutti.

…sì, in fin dei conti quella ero io.

 

135

 

— bah, inutile pensarci adesso.

rebecca si è sdraiata sull’erba. dopo un po’ mi sono sdraiata accanto a lei.

in cielo non si vedevano le stelle. era una bella differenza rispetto a dove vivevo prima.

— è stato bello incontrarti di nuovo. — ha detto.

l’ho guardata. accanto a me però c’era il ragazzo hamburger. la stessa espressione, lo stesso modo di vestirsi… non era cambiato di una virgola dall’ultima volta.

si sentivano anche i tonfi delle onde.

poi è riapparsa rebecca: ero di nuovo in città.

sono tornata a guardare il cielo.

— sì. anche per me.

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