diari di un hamburger 120-123

120

 

sono uscita con quel gruppo altre volte. non potevo sempre raggiungerli al fast food, così li beccavo più tardi.

mi sa però che ci andavo più che altro per trascorrere il tempo con il ragazzo hamburger.

sapere che avrei potuto vederlo sembrava rendere meno pesante anche tutto il resto.

anche a scuola, a poco a poco, abbiamo cominciato a parlare. a volte trascorrevamo addirittura l’intervallo insieme.

 

121

 

— perché ti piacciono tanto gli hamburger? — gli ho chiesto un giorno.

— perché, dici? uhm, vediamo…

ci ha pensato su un momento, poi ha detto: — beh, a tutti piacciono gli hamburger, no? e poi… è bello stare tutti assieme. hai presente la sensazione?

ho annuito. ma in realtà non avevo bene in mente di cosa stesse parlando.

— a me piace un sacco anche solo uscire dopo la scuola, — ha continuato. — non saprei spiegare bene il motivo, so solo che è così. forse sono un tipo abitudinario ma so che al fast food ci divertiremo.

— forse più avanti rimpiangeremo questi giorni.

avevo parlato senza pensarci. il ragazzo hamburger ha ridacchiato: — è la prima volta che… come dire?

— sì?

— che dici quello che pensi.

 

122

 

…ma lo pensavo veramente?

in realtà non ne avevo nessuna idea. perché io non ero felice. neanche un po’.

nonostante ora qualche volta uscissi con gli altri, era sempre il ragazzo hamburger a tirarmi in mezzo, e quando non parlavo con lui restavo in silenzio.

era come se mi tenesse per mano, rifiutandosi di lasciarmi andare a fondo.

“ci sono io, non devi preoccuparti di niente. non sei sola.”

sembrava dirmi questo.

 

123

 

un giorno, ero seduta al mio banco, ma come al solito mi sembrava di galleggiare nel mio mondo.

il ragazzo hamburger mi ha chiesto se volessi fare due passi durante l’intervallo. io ho accettato e siamo usciti.

ero davvero a terra, e per qualche motivo neanche la vicinanza del ragazzo hamburger sembrava tirarmi su. cosa stava succedendo?

dopo un po’ si è fermato. ho fatto qualche passo sovrappensiero e mi sono fermata anch’io.

avevamo parlato di qualcosa? non me n’ero neanche accorta.

ha sembrato cercare le parole giuste.

— tu mi piaci… davvero molto. — ha detto dopo un po’.

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