diari di un hamburger 100-103

100

 

posso quasi vedermi, prima di diventare un hamburger.

trascorrevo molto tempo da sola.

e se c’è una cosa che mi ricordo, è il rumore delle onde.

sciuff-ciaff…

era un po’ come il verso di innumerevoli insetti che sbattono le ali. era più o meno l’unica cosa a cui prestassi attenzione.

 

101

 

— vuoi far rimbalzare i sassi in acqua? ti mostro come fare, — mi ha detto una volta mio padre.

abbiamo raccolto sassi “piatti e tondeggianti”. ho accumulato tutti quelli che corrispondevano alla descrizione, ma lui è stato più severo del previsto nello scegliere quelli adatti.

alla fine ne sono rimasti solo alcuni.

 

102

 

— è una questione di polso. sarà anche scontato ma è tutto qui.

“una questione di polso.” “avere polso.” “il polso della situazione.” la stessa parola era utilizzata per descrivere cose diverse.

o in realtà era solo una?

 

103

 

a vederlo sembrava facile, ma ho continuato a esercitarmi per due settimane di fila senza risultati. il motivo era anche che le condizioni non erano proprio ideali. le onde continuavano a gonfiarsi e sbattere sulla riva, e soffiava sempre il vento.

eccomi lì, a lanciare un sasso dopo l’altro.

due, tre, quattro settimane… ma alla fine….

plop, plop, plop.

il sasso ha compiuto tre salti e poi è sparito. il petto era così leggero che mi sembrava di galleggiare.

“con l’impegno si raggiunge qualunque cosa”, ho pensato.

qualunque cosa… anche smettere di sentirsi soli.

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