diari di un hamburger 45-48

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occuparsi di bibite, milkshake e gelati è come avere sotto controllo un piccolo regno. mi assicuro che non manchino bicchieri, coperchi, cucchiai di plastica, rifornisco le scorte per non essere mai sguarnita. sorveglio i confini dando sempre un’occhiata al monitor. reagisco tempestivamente quando vedo che un ordine appare sullo schermo.

non ho molto spazio, ma se provo a esercitare la mia volontà mi sento a casa.

 

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aggirandomi tra cucina e sala ho fatto l’abitudine ai colori smaglianti del fast food.

le vaschette delle salse (maionese, ketchup, barbecue, curry, piccante) sembrano comporre una bandiera, che cambia ogni giorno.

lo stesso discorso vale per le scatole dei diversi hamburger (a ognuno la sua!). impilate una sopra l’altra, cambiano in continuazione.

come tutto, qui.

 

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sono molto impegnata.

corro tra la cassa, la sala e la cucina. a volte a furia di fare avanti e indietro mi fanno male le punte dei piedi.

che abbia preso una taglia troppo piccola?

 

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— è tutto okay?

è una collega più anziana a rivolgermi la parola.

— sì, certo.

— davvero? non si direbbe.

— voglio essere più allegra per te.

— come?

la collega mi ha guardata aggrottando la fronte. io mi sforzo di sorridere.

sono un hamburger. è importante che io riesca a dare gioia alle persone.

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