wilting

Sono una foglia, solo una piccola foglia. Non voglio che nessuno mi si avvicini. Forse se riuscissi a riempire lo spazio che mi separa dalle altre persone riuscirei a capire anche tante cose di me stessa. Vorrei essere di aiuto agli altri. Una volta una ragazza della mia classe mi ha chiesto se volessi uscire un pomeriggio con lei. Io ho risposto di no. Perché non sapevo cos’avrei potuto dire.

“Forse dovresti essere diversa.” pensai.

Quel pomeriggio la beccai da sola e lei mi prese per mano: — Dai, non stai facendo niente.

In realtà stavo facendo qualcosa: tornare a casa. Ma me lo tenni per me.

— Non t’interessa sapere dove andiamo? — mi chiese.

Io annuii. Non ne avevo nessuna idea. Era logico che m’interessasse.

— Diamo l’acqua alle piante, — disse.

In quei giorni in effetti c’era un caldo pazzesco. Un sacco di piante erano in punto di morte. Avevano sospeso l’erogazione dell’acqua dalle fontane pubbliche. Anche nelle case in certe ore non si poteva usare l’acqua dal rubinetto.

Arrivammo in un campo di tulipani che si stendeva oltre la strada. Davvero strano che non fossero ancora seccati tutti: voleva dire che lì c’era l’irrigazione automatica? Allora cosa servivamo noi, lì?

— Questi tulipani moriranno stanotte se non gli diamo l’acqua, — disse la mia compagna di classe.

— Davvero?

A me sembravano in gran forma. Erano tutti tulipani rossi. Non che facesse molta differenza.

La mia compagna annuì convinta. — Sì, è per questo che vengo qui tutti i giorni. I tulipani, sai, hanno un solo giorno di vita a meno che qualcuno non si prenda cura di loro. A volte la natura è proprio crudele.

Non sapevo se quella storia fosse vera, ma non volevo rischiare di veder scomparire quei tulipani. Così riempimmo due annaffiatoi a un tubo vicino. Era un lavoro parecchio lungo però, figuriamoci se doveva farlo da sola.

— Da quant’è che vieni qui? — le chiesi.

— Tre anni.

All’incirca da quando avevamo cominciato il liceo, quindi. Ma anche quello me lo tenni per me.

Finimmo verso sera. Alla luce del tramonto i tulipani si muovevano come tanti piccoli cuori. Forse se la gente avesse saputo che lì c’erano dei cuori sarebbe venuta per rubarli e porli in mezzo al proprio petto. In questo modo le persone avrebbero avuto un cuore ma quel campo di tulipani sarebbe scomparso per sempre.

Il giorno dopo la mia compagna non venne a scuola.

 

La cercai anche al campo di tulipani, ma non c’era. Nel frattempo le temperature erano ancora più alte del giorno prima. Attorno a me ronzavano un sacco di insetti. Non avevo scelta, così mi misi d’impegno e diedi l’acqua ai tulipani. I tulipani si muovevano leggermente. Sembravano dirmi: “Grazie per l’acqua. Grazie davvero!” Era forte che mi ringraziassero, ma non facevo niente di speciale. Proprio come io non ero niente di speciale. Ero solo una ragazza che dopo la scuola dava l’acqua ai tulipani. Avrebbero dovuto ringraziare la mia compagna. Era solo merito suo se erano sopravvissuti così a lungo.

Naturalmente finii molto più tardi del giorno prima. Il cielo era già buio, e si vedevano le stelle.

“Chissà dove sarà andata?” mi dissi pensando alla mia compagna.

 

Neanche il giorno dopo si fece vedere a scuola, la settimana o il mese dopo. Continuai a dare l’acqua ai tulipani, che come al solito mi ringraziavano per un altro giorno di vita.

Una notte finii particolarmente tardi, ma almeno avevo fatto un buon lavoro: avevo dato meticolosamente l’acqua a tutti i tulipani. In quel momento mi resi conto che la mia compagna di classe era seduta accanto a me.

— Sei stata brava.

— Dove sei stata tutto questo tempo?

— Perché sei venuta qui tutti i giorni? — disse lei rispondendo con un’altra domanda.

— Perché tu tenevi a questi tulipani, — risposi semplicemente.

— Non volevi vederli morire?

Scossi la testa. No, non volevo assolutamente che morissero.

— Fa male, quando qualcosa muore, vero?

Annuii. — Perché dalla morte non si torna indietro.

— Sì. Perché dalla morte non si torna indietro, — rispose la mia compagna. — Proprio così.

Anche dopo che la mia compagna se ne fu andata, andai tutti i giorni a dare l’acqua ai tulipani. Anche quando cominciarono a cadere le foglie e quando il campo venne coperto di neve. Era importante che i fiori ricevessero acqua a sufficienza. E mi resi conto che finito di fare quello avevo tempo di fare altre cose. Come se avessi appena terminato una preghiera.

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