Il corvo e la luna

Sono un corvo.

Un giorno una mia amica mi ha detto: – Sai che c’è? Mi sa che andrò sulla luna.

– Craa! Craa! – ho riso io. – Sulla luna? Impossibile!

Il giorno dopo però la mia amica è sparita senza lasciare traccia.

 

Non era in nessuno dei suoi posti preferiti (la punta della spada della statua equestre, il palo elettrico di fronte al convenience store, i cassonetti in fondo al vicolo.) Non mi restava che chiedere in giro.

“Non mi pare di aver visto un corvo che corrisponde alla sua descrizione,” mi hanno risposto i piccioni nel loro solito tono pomposo.

“Un corvo femmina? Qui non c’è gente del genere, quindi vedi di sparire”, hanno fatto i gabbiani quando sono andato nel loro territorio.

“Santo cielo. Se n’è andata? Quando è successo? Ma voi, in che rapporti siete? Solo amici o c’è altro?”

Anche con i canarini e i pettirossi ogni dialogo era impossibile.

Proprio come i corvi gracchiavano, i piccioni tubavano, i gabbiani urlavano e pettirossi e canarini cantavano, diverse specie di uccelli non riuscivano a comunicare fra loro.

Durante la notte, appollaiato da qualche parte, guardavo la luna. Chiedendomi se in qualche modo l’avesse già raggiunta.

 

In quel periodo anche gli esseri umani erano ossessionati dalla luna, in particolare russi e americani. Avevano costruito enormi astronavi in grado di raggiungere lo spazio. Qualche mese prima i russi avevano spedito in orbita una cagna (l’avevano chiamata Laika, mi pare), ma era morta nel giro di pochi giorni. Chiedendo in giro ho scoperto che anche gli americani avevano intenzione di mandare un animale nello spazio: un sacrificio necessario per le missioni umane.

Ho avuto queste informazioni da un giovane piccione appollaiato tutto il giorno sul cornicione di un edificio governativo. Sopra l’ingresso erano poste grandi lettere che recitavano: NASA.

– C’è un modo di entrare? – gli ho chiesto.

– Un modo ci sarebbe, ma non posso garantire che sarai in grado di uscire, – ha risposto lui d’un fiato. Per essere un piccione parlava velocemente e in modo schietto.

– Non m’importa. Raccontami tutto.

 

Ho aspettato che si facesse notte. Di fronte al portone d’ingresso c’era un uomo di pattuglia, ma il piccione mi aveva spiegato che a mezzanotte si sarebbe dato il cambio con un’altra guardia, funzionava sempre così.

Al momento giusto mi sono limitato a zampettare dietro alla guardia finché sono entrato.

L’atrio era ampio e pulito, dalle linee bianche, essenziali.

C’era una donna alla reception e un altro uomo che si dirigeva verso l’uscita. Stavo per andare ai livelli inferiori quando ho sentito: – Ma quello è un corvo? Com’è entrato?

Niente da fare, abbandonare il piano A. Ho spiccato il volo su per le scale. Era stretto, non adatto alla mia stazza, le mie ali frullavano scomposte. Ho sentito altre voci.

– Dov’è andato?

– Di sopra!

L’inseguimento è durato a lungo, ma alla fine sono riuscito a far perdere le mie tracce.

La stanza in cui ero entrato era ampia e illuminata dalle solite luci fredde.

Al centro, sospesa da un cavo d’acciaio, c’era un’enorme palla bianca che rappresentava la luna. Possibile che le persone ne fossero ossessionate a tal punto? E perché anche la mia amica sognava di volare fin lassù?

Oltrepassata una porta (si è aperta da sola scorrendo di lato), ho raggiunto una stanza piena di teche di vetro. Prima di riuscire a vederli il mio istinto di corvo mi ha avvertito che lì c’erano altri animali, infatti eccoli lì: due serpenti in una, in un’altra un cane addormentato, in quella accanto un gatto che mi guardava con i suoi freddi occhi gialli.

Ho svolazzato tutto attorno alla stanza fino a raggiungere la teca degli uccelli e ho dato dei colpetti al vetro per svegliarli.

– Presto! Presto! Dovete aiutarmi a trovare la mia amica!

In quel momento l’ho vista. Accoccolata in un angolo, dormiva con il becco leggermente aperto, come l’avevo vista fare migliaia di volte.

– Ehi! Sono io! Svegliati, avanti!

Lei ha aperto gli occhi, sbattuto le palpebre e mi ha guardato qualche istante prima di riconoscermi.

– Sei tu? Sei proprio tu?

– Sono qui per salvarti. Presto, dobbiamo uscire!

La mia amica ha sbattuto le ali dalla gioia, ma poi le ha richiuse subito con espressione affranta: – Ormai è tardi. Non c’è modo di farmi uscire. Ma tu devi metterti in salvo, altrimenti ti beccheranno di sicuro!

– Non me ne vado senza di te, – ho risposto convinto.

– Non fare sciocchezze!

Ho colpito il vetro con la punta del becco, più e più volte, ma non voleva saperne di rompersi.

– Ti prego, vattene via, – mi ha implorato la mia amica. – Ho fatto un errore a venire qui. Solo arrivata in questo posto ho capito che non avevano alcuna intenzione di mandarci sulla luna. È solo un esperimento per verificare quanto a lungo possiamo sopravvivere nello spazio.

– Noi andremo sulla luna, – ho risposto senza smettere di colpire il vetro. – Ti farò uscire di qui e ci andremo insieme, la raggiungeremo volando. Per prima cosa andremo sulla cima di una montagna, e da lì è un attimo.

Parlavo convinto, ma per qualche motivo mi cadevano fitte le lacrime. Anche i corvi piangono?

La mia amica ha poggiato il becco al vetro. Non aveva alcuna intenzione di aiutarmi a romperlo.

– Grazie per essere venuto a salvarmi.

Volevo raggiungerla, ma anche se fra di noi non si vedeva niente per qualche motivo non riuscivo a toccarla. Perché le persone inventavano oggetti così crudeli? Perché rovinavano sempre tutto?

La porta della stanza si è aperta e sono entrati uomini che brandivano retini dal lungo manico.

– Non fatelo uscire!

Mi sono alzato in volo. “Maledetti! Liberate subito la mia amica, fatela uscire!” Ma ero così infuriato che mi è uscito solo un lungo “Craa! Craa!”

– Vattene! Ci rivedremo. Te lo prometto, – ha fatto la mia amica.

“Craa! Craa!” ho risposto volando in giro. Poi sono planato verso la porta, quindi giù dalle scale. Prima che me ne accorgessi sono uscito all’aria aperta, il mondo esterno è esploso di fronte a me. Gli uomini, una volta assicuratisi che non fossi più nell’edificio, hanno rinunciato all’inseguimento. Appollaiato su un palo elettrico, guardando la luna, ho continuato a gracchiare tutta la notte.

 

La missione è partita due mesi più tardi. Io e il giovane piccione dal tono schietto abbiamo osservato il razzo sollevarsi nel buio con un gran rumore e una gran luce, poi tutto si è spento nel cielo. Erano tornate a brillare solo le stelle.

– Prima o poi tornerà, – mi ha detto il mio giovane amico per rincuorarmi, poi è volato via con un frullo d’ali.

Già, prima o poi.

Nel frattempo però guarderò la luna, e tutte le notti chiamerò il suo nome, non si sa mai, forse riuscirà a sentirmi.

– Craa! Craa!

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